domenica 2 maggio 2010

Citazioni e contraddizioni

Continuo rimando a qualcosa d'altro e cultura della nostalgia. Mancanza di attualità o crisi della realtà? Mi sembrava abbastanza coerente dirlo attraverso una citazione. :-)
La tentazione è stata più forte di me!
Bene, continuiamo a farci del male alla luce del crepuscolo.

... fino a qui tutto bene

domenica 24 gennaio 2010

Sonia


Sonia ha una quarantina d’anni e vive da sola. Fino a poco tempo fa era la responsabile del compy, reparto informatica, ma ha rinunciato alle sue prerogative per la mancanza di soddisfazioni e prospettive future nella società per la quale lavora da anni.

Come ogni venerdì sono al lavoro nel centro commerciale, uscita autostrada, vista tangenziale. Sto controllando l’esposizione di alcuni accessori per computer, quando Sonia mi dice
- non vedo l’ora di tornare a casa stasera.
- perché? – chiedo io.
- una mia amica che fa l’insegnante in Grecia, mi ha detto che ritorna in Italia e prima di partire mi ha spedito una sorpresa.
- allora la curiosità è al massimo – ribatto in modo distratto cercando di districarmi tra mini mouse colorati e multi lettori di schede sd.
Sonia continua a parlare, va a fondo.
- Di tutte le mie amiche l’unica ad essere rimasta qui, sono io. Sono andate via tutte …

Sonia si interrompe dal compilare la scheda assistenza che ha sottomano, mi guarda con l’aria di chi vuole confessare qualcosa. Ora l’ascolto veramente. La conversazione prosegue oltre, incurante delle presenze effimere che vengono proiettate fuori dai monitor in esposizione.

- Monica è sposata e vive a Torino, Francesca è quella che si è trasferita in Grecia a lavorare come insegnante e un’altra ancora è finita nonsodove, ma non sta più qui in zona.
- bhè, dico io, sei sempre in tempo ad andare via anche tu se lo vuoi,cosa ti trattiene …
- Mah non saprei… e poi ho fatto una promessa... Prima di morire mio padre ha voluto che comprassi una casa… era la sua preoccupazione principale.
Sonia serve una cliente, l’accompagna alla cassa con in il sorriso standard di cortesia incollato alla faccia.
- arrivederci signora, buona giornata, si ricordi di conservare lo scontrino perché vale come garanzia.

Sonia torna meccanicamente davanti alla scheda assistenza lasciata in sospeso, però con aria concentrata, dice
– certo che sono sempre in tempo ad andarmene,
a mollare tutto. Quest’ idea è da tempo che mi frulla in testa. Certo però che se non avessi sto mutuo da pagare…

Percepisco nelle parole di Sonia l’impotenza di chi, a voce alta, fa un bilancio e valuta le chances per un futuro incerto, ma non so dirle nulla di confortante. Sonia con enfasi continua a parlare
- …d'altronde nella società inglese per la quale ho lavorato in passato sono stata premiata come miglior venditrice del gruppo Italia… sono anche andata a Londra per la premiazione.
Ironicamente, e per stemperare l’effetto grave di Sonia, esclamo
- ma dai! non sapevo di essere di fronte ad un’ autorità “internazionale” in fatto di vendite.
Sonia coglie l’ironia e sorride ma permane quel senso di insoddisfazione trapelato dalle sue parole.
Penso a Sonia come ad una ex campionessa che abbandonata la carriera sportiva dopo alcune gare a livello agonistico, ama raccontare i successi del passato, e in quel passato ama rispecchiarsi anche nel presente, congelando in un fotogramma la propria immagine come in un vecchio film d’essai, durante i titoli di coda in una sala oramai vuota.
È tardi. Ho finito il mio lavoro. Saluto Sonia che, circondata da alcuni clienti, alza lo sguardo in cenno di saluto. Le porte a vetri scorrevoli davanti a me si aprono al mio passaggio, la musica in filodiffusione del centro commerciale sfuma per fondersi con il rumore del traffico della tangenziale. Fuori è già sera.

fine

Foto: Edward Hopper - Figura sola a teatro 1902

mercoledì 2 dicembre 2009

Happy hour


Il bar del centro commerciale ha un dehors sulla terrazza, senza servizio ai tavoli. Anche se all’aperto, la musica, diffusa ad alto volume dall’impianto centrale, riesce a superare le porte a vetri scorrevoli e raggiungermi come la colonna sonora in un film.
Ad un tavolo uomini in giacca sorseggiano il loro spritz. Parlano di problemi di magazzino, del calo delle vendite nell’ultimo periodo e del fatto che occorrerà del tempo prima che le scorte si riducano per fare nuovi ordinativi ai clienti. Però non sembrano preoccupati.
Tre adolescenti invece sono rilassate su un divanetto poco distante da me. Le sento parlare.
Stanno progettando la loro serata. Parlano di Marco, quello brutto e del suo amico single, quello figo. Sghignazzano. Una delle tre maneggia al cellulare per cercare l’ultimo sms da far vedere alle amiche. Trovato! È dell’amico di Marco, quello carino e single. Ridono e si guardano in modo complice.
Su una panchina di legno della terrazza, seduta in disparte dal rito collettivo dell’aperitivo, una ragazza è assorta a leggere un libro. Attira la mia attenzione perché, come una macchia su un vestito fresco di bucato, spezza la trama omogenea a tinta unita fatta di musica, spritz e ragazzine.
Per un attimo immagino che la ragazza legga storie di luoghi fantastici, di orizzonti raggiungibili in cui tutto è possibile, dove i personaggi agiscono come in un film, sicuri nel loro ruolo drammatico.
Subito dopo alzo lo sguardo oltre la ragazza. Alle sue spalle si staglia in controluce la tangenziale est che corre parallela all’autostrada. Le auto, come puntini colorati, brillano al sole, la musica gentilmente offerta dal centro commerciale incalza facendo da colonna sonora all’happy hour, al mio tavolo, alle tre ragazzine che sghignazzano e agli uomini in giacca che bevono spritz.
Alla fine penso che non sia proprio un gran film.
fine

mercoledì 11 novembre 2009

Fast food


È fine agosto. Il centro commerciale, come un formicaio, pullula di gente abbronzata e vestita ancora in modo informale.
Sono le tredici, ora di punta per la pausa pranzo. Sono abbastanza annoiato che non ho voglia di sorbirmi il solito vociare, il traffico di vassoi e sedie troppo vicine nell’area ristoro. Decido di allontanarmi e tentare la fortuna altrove, da Ristò o Burger King. Opto per quest’ultimo.

La fila non manca, ma è scorrevole. Sono abbastanza disinteressato ai vari menu, a me incomprensibili, che ordino al ragazzo il menu n°1, pensando di cavarmela velocemente. Il ragazzo rimane perplesso e con pazienza e gentilezza standard, forse per dovere contrattuale, mi tempesta di domande per completare l’ordinazione. - La coca piccola o grande? - Quale salsa, ketch-up o maionese? - gradisce un caffè?
Rispondo meccanicamente a tutto. Alla fine, come in un concorso a premi, ho vinto il menu n1.

Mi ritrovo con il vassoio in mano e il mio “ premio”. Con lo sguardo faccio una panoramica della sala per vedere un posto disponile dove accomodarmi. Niente. Tutti occupati o spaiati. Un signore anziano con la moglie, seduto ad un tavolo da sei posti attira la mia attenzione con lo sguardo, indicandomi che da lui c’è del posto libero. Anche se la sistemazione, inizialmente scartata, non mi fa impazzire di gioia, accolgo l’invito.
Accetto meccanicamente con la stessa indolenza e passività con la quale ho scelto il menu n1 perché penso che alla fine non faccia una gran differenza. In realtà mi risolve l’incombenza di dover scegliere un tavolo, quindi mi lascio scegliere dal tavolo.

Addento il mio Whopper Burger, a sorpresa sembra anche buono. Mi guardo intorno e noto come la clientela sia variamente assortita. Famiglie intere che scelgono il menu, mamme sole con bambini al seguito che fanno i capricci sulla scelta del menu, commesse in divisa dell’Iper coop in pausa, nonne con nipoti, adolescenti che parlano delle vacanze appena trascorse.

Accanto a me, marito e moglie seduti uno di fronte all’altro, mangiano silenziosi il loro trancio di pizza nel vassoio di carta dato in dotazione come coperto. Potrei scambiare due parole con loro, ma non ho voglia di parlare.
Finito il loro pasto, prima di alzarsi, avvolgono il cibo avanzato in un foglio di carta e lo infilano in una borsa. Si allontanano spingendo il carrello della spesa. Mentre li guardo andare via mi domando quale tipo di sforzo abbiano dovuto fare per adattarsi a questo presente. Mi assale una certa tristezza. È profonda, consapevole e totalizzante, causata da nulla di preciso.

Forse è bastato mangiare un Whopper Burger al Burger King o vedere due anziani pranzare al centro commerciale e avvolgere in un tovagliolo i resti del loro pranzo.

fine

giovedì 29 ottobre 2009

Perché no

La luce al neon, come ogni giorno, splende dando alle cose una dimensione fuori dal tempo. Tutto è ben visibile e privo di ombre. La plastica colorata delle confezioni risalta sotto la luce fredda del neon.
L’ultimo successo della hit parade si diffonde per tutto il centro commerciale stordendomi già dal parcheggio.
Dal fondo del reparto piccoli elettrodomestici, PED per gli addetti ai lavori, avanza una commessa sulla cinquantina d’anni, affaticata dalla sua pinguedine.
Mi compare davanti con un sorriso stampato in faccia e con l’aria di chi ha voglia di attaccare bottone.
- … certo che ora il reparto accessori è veramente più in ordine … funziona meglio -
- sì, effettivamente... con un lavoro assiduo, i risultati si vedono - rispondo io, continuando a controllare un cartone di batterie nuovo di magazzino.
Stimolata dalla mia risposta, e con lo sguardo di chi sta per rivelare una verità profonda ma con l’incertezza di chi non è abituato ad essere ascoltato nel fare proposte che abbiano la minima incidenza sulla realtà, la commessa grassoccia incalza
- certo che … anche io, appena posso … sistemo le cose - e aggiunge, guardandomi circondato da cartoni pieni di batterie
- io con tutte queste batterie farei un bel cestone promozionale... qui … proprio vicino alle casse - intanto, con il suo enorme corpo, occupa lo spazio per visualizzare la posizione della cesta e dare così forma alla sua idea.
Finisce la frase tutto di un fiato, senza guardarmi negli occhi, forse già pentita di avermi rivelato il suo pensiero.
- certo, perché no, mi sembra una buona idea - rispondo io con immediatezza e nel contempo mi sforzo di simulare un certo interesse per la conversazione.
La mia risposta positiva senza esitazioni coglie di sorpresa la commessa grassoccia, disegnandole sul viso un sorriso compiaciuto e fiero per aver osato. Probabilmente quella stessa sera, la commessa tornando a casa stanca della giornata, ripenserà ai pochi istanti fuori dall’ordinario meccanico, in cui ha vinto ogni suo timore. Forse la stessa sera, a cena, racconterà ai suoi genitori anziani ciò che le è successo oggi al lavoro. O al contrario, poiché vive sola, non potrà raccontare nulla a nessuno, se non alla sua gatta, che la fisserà indifferente.
L’unica cosa certa, è che la mia casella di posta elettronica la stessa mattina aveva un lapidario messaggio in arrivo da parte del buyer
- In previsione del volantino promozionale del mese in corso, predisporre in tutti i punti vendita un cestone di batterie ministilo Duracel -
- sì, certo, perché no - ho pensato io.
La luce al neon splenderà anche domani e illuminerà ogni cosa.

Estetica anestetica


I non luoghi come i centri commerciali che, mio malgrado, sono solito frequentare per motivi di lavoro, riservano delle sorprese. Visioni inaspettate, momenti di arte pura involontaria, nonostante il contesto.
Preso dall'entusiasmo e dotato di mezzi tecnici non indifferenti, mi affrettai a scattare la foto e inviarla ad un amico, con il testo seguente:

Duchamp è morto!






Bhè, che dire, fino a qui tutto bene...