
Il bar del centro commerciale ha un dehors sulla terrazza, senza servizio ai tavoli. Anche se all’aperto, la musica, diffusa ad alto volume dall’impianto centrale, riesce a superare le porte a vetri scorrevoli e raggiungermi come la colonna sonora in un film.
Ad un tavolo uomini in giacca sorseggiano il loro spritz. Parlano di problemi di magazzino, del calo delle vendite nell’ultimo periodo e del fatto che occorrerà del tempo prima che le scorte si riducano per fare nuovi ordinativi ai clienti. Però non sembrano preoccupati.
Tre adolescenti invece sono rilassate su un divanetto poco distante da me. Le sento parlare.
Stanno progettando la loro serata. Parlano di Marco, quello brutto e del suo amico single, quello figo. Sghignazzano. Una delle tre maneggia al cellulare per cercare l’ultimo sms da far vedere alle amiche. Trovato! È dell’amico di Marco, quello carino e single. Ridono e si guardano in modo complice.
Su una panchina di legno della terrazza, seduta in disparte dal rito collettivo dell’aperitivo, una ragazza è assorta a leggere un libro. Attira la mia attenzione perché, come una macchia su un vestito fresco di bucato, spezza la trama omogenea a tinta unita fatta di musica, spritz e ragazzine.
Per un attimo immagino che la ragazza legga storie di luoghi fantastici, di orizzonti raggiungibili in cui tutto è possibile, dove i personaggi agiscono come in un film, sicuri nel loro ruolo drammatico.
Subito dopo alzo lo sguardo oltre la ragazza. Alle sue spalle si staglia in controluce la tangenziale est che corre parallela all’autostrada. Le auto, come puntini colorati, brillano al sole, la musica gentilmente offerta dal centro commerciale incalza facendo da colonna sonora all’happy hour, al mio tavolo, alle tre ragazzine che sghignazzano e agli uomini in giacca che bevono spritz.
Alla fine penso che non sia proprio un gran film.
fine

